Lettere 2.0: “Grazie a chi ci ha permesso di incontrare ieri Cremonini all’Unical”

Riceviamo le parole di una studentessa dell’ateneo calabrese

«Buongiorno, innanzitutto mi presento, sono: Maria Teresa Grazia Oliviero, studentessa orgogliosissima dell’Università della Calabria, frequento il primo anno del corso Magistrale di Scienze Pedagogiche del dipartimento Dices. Scrivo queste righe in prima persona, con un senso profondo di gratitudine e di responsabilità, perché parlare della Calabria significa inevitabilmente confrontarsi con stereotipi duri a morire, con narrazioni superficiali che ne evidenziano la marginalità e ne oscurano, ingiustamente, la ricchezza culturale, umana e intellettuale.

La Calabria è una terra che porta addosso il peso del silenzio e dell’abbandono, ma dentro custodisce una ricchezza che pochi sanno davvero riconoscere. È una regione che troppo spesso viene giudicata solo attraverso le sue ferite, dimenticando che proprio da quelle ferite nasce una forza antica, profonda, quasi sacra. La Calabria non è marginalità: è origine. È una terra di saperi, di conoscenze tramandate, di pensiero e di cultura che attraversano i secoli.

Qui ogni pietra parla, ogni paesaggio racconta una storia, ogni volto conserva memoria. La Calabria è stata culla di civiltà, crocevia di popoli, laboratorio di idee. È una terra complessa, talvolta ferita, spesso dimenticata, ma che non ha mai smesso di generare bellezza, intelligenza e dignità. Il suo benessere non è sempre visibile, perché non è ostentato: vive nella profondità delle relazioni, nella ricchezza spirituale, nella cultura come valore condiviso, nello studio come strumento di riscatto.

Denigrare la Calabria significa ignorarne l’anima. Significa non vedere il patrimonio culturale che la attraversa, la capacità di pensare, di creare, di formare. Qui il sapere non è mai astratto: è radicato nella terra, nelle tradizioni, nell’etica del lavoro, nella responsabilità educativa. La Calabria insegna che la cultura è resistenza, che la conoscenza è un atto di coraggio e di speranza.
In questo scenario, l’Università della Calabria rappresenta per me non solo un presidio di alta formazione, ma una vera e propria rinascita: culturale, certamente, ma soprattutto umana. È un luogo in cui il sapere non viene semplicemente trasmesso, ma costruito, coltivato, vissuto. Un luogo in cui la conoscenza non è fine a se stessa, bensì strumento di emancipazione, di restituzione al territorio e di crescita collettiva.

Desidero esprimere un ringraziamento sincero e profondo al Magnifico Rettore Gianluigi Greco, per il suo sapere rigoroso, la sua straordinaria preparazione e la professionalità con cui guida l’Ateneo. La sua visione incarna un’idea di università aperta, inclusiva, capace di dialogare con il territorio, di valorizzarlo e di elevarlo. Grazie alla sua guida, l’università diventa spazio di crescita umana prima ancora che accademica, luogo in cui il pensiero si traduce in responsabilità.
Allo stesso modo, desidero ringraziare con autentica stima il Professore Giovanbattista Trebisacce, per la passione pedagogica, la dedizione costante e la capacità rara di coinvolgere noi studenti in percorsi che non sono soltanto didattici, ma profondamente formativi. Il lavoro pedagogico che viene svolto con costanza e convinzione è un esempio concreto di come l’educazione possa accendere coscienze e generare futuro.

L’incontro con Cesare Cremonini è stato per me un dono prezioso. Non un semplice evento, ma un’occasione di dialogo, ispirazione e apertura. Incontrare un artista significa incontrare una possibilità: quella di credere nei propri sogni, di riconoscere il valore della creatività, di comprendere che l’arte è conoscenza viva, che il talento è disciplina, che la bellezza è una forma altissima di sapere. È un messaggio potente, soprattutto per noi giovani, spesso costretti a difendere le nostre radici da pregiudizi ingiusti.

La mia esperienza personale si intreccia profondamente con questa visione. Ho scelto di iscrivermi all’università con piena consapevolezza, con l’obiettivo di creare qualcosa di nuovo, di contribuire a far conoscere la Calabria per ciò che realmente è e può essere. Ho scelto di studiare con la volontà di aiutare questa terra a raccontarsi in modo autentico, formando persone, tramandando educazione e sapere, affinché la conoscenza diventi seme di cambiamento.
Per me, l’esperienza universitaria ha rappresentato il mio più grande sogno: un sogno fatto di studio, sacrificio, ma anche di speranza concreta. Qui ho trovato strumenti, parole, esempi e visioni capaci di farmi immaginare un futuro diverso, non solo per me, ma per la mia terra.
La Calabria non è una terra da compatire, ma da comprendere. È una terra che chiede rispetto, ascolto e riconoscimento. Finché esisteranno luoghi di cultura, guide illuminate e maestri capaci di accendere sogni, la Calabria non sarà mai davvero abbandonata.
Perché la Calabria vive dove vive il sapere.
E il sapere, qui, ha radici profonde.

Con profonda stima e riconoscenza voglio ringraziare tutto l’Ateneo e tutti i professori dal primo all’ultimo dipartimento per quello che fanno ogni giorno per tutti noi studenti.»

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