Riceviamo lo sfogo del nostro lettore Giuseppe:

«Buongiorno, vi racconto cosa mi è successo all’ospedale di Cosenza con la speranza possiate pubblicate questo mio sfogo.
Lunedì 19 gennaio mi reco all’ospedale per fare le analisi del sangue. Arrivo al Cup e prendo il numerino, L86 e stavano servendo il numero L11.
Dopo 2 ore e mezza di attesa riesco a pagare e mi reco al reparto analisi dove trovo l’amara sorpresa. Numerino 47 e ben 3 infermieri, ripeto 3 infermieri per le analisi in tutto il reparto.
E’ normale che nel 2026 un ospedale possa trovarsi in una situazione del genere?
Capisco le ferie, le malattie ma un ospedale dovrebbe essere pronto a gestire una situazione di emergenza come questa, magari “prestando” qualche infermiere temporaneamente da altri reparti.
E’ normale che 60 persone debbano attendere il proprio turno al gelo?
Anziani, bambini, donne incinte e persone malate che giustamente si lamentavano della situazione grottesca in cui si trovavano e per il freddo che dovevano sopportare.
E’ normale che la sala d’attesa del reparto analisi contenga si e no 10 persone e che altri 50/60 debbano attendere il proprio turno fuori al freddo? C’erano persone anziane che battevano i denti…
Ma per evitare tutto questo questo non sarebbe più facile per tutti poter pagare il ticket online (o in farmacia, parafarmacia) e prenotare un giorno per effettuare le analisi?
Come per tutti gli altri tipi di esami, non chiedo una cosa che non esiste.
MORALE DELLA FAVOLA
Dopo circa altre 2 ore di attesa, intorno alle 13 sono dovuto andare via per altri impegni e la fila era arrivata solo al numero 25. Ritorno alle 14 con la speranza che non avessero già superato il mio numero. Speranza vana in quanto lo avevano superato. 22 euro di ticket persi…
Ma non è questo il mio problema, veramente ci meritiamo un ospedale da terzo mondo? Mi viene in mente solo una battuta del libro “Io speriamo che me la cavo” : Il terzo mondo è molto più terzo di noi.
FINALE DELLA STORIA
2 giorni dopo mi reco di nuovo al Cup per la richiesta di rimborso non avendo effettuato le analisi. Faccio la mia ora e mezza di fila e l’impiegato mi dice che non poteva effettuare il rimborso perché alcuno esami risultano eseguiti.
Mi chiede di recarmi al reparto analisi per far mettere a posto burocraticamente l’intoppo. Mi reco al reparto analisi da una signora indicatami dall’impiegato del Cup (anche oggi persone anziane al freddo ad attendere).
La guardia mi informa che la signora era impegnata e non sapeva quando si sarebbe liberata. Dopo circa mezz’ora si libera, mi riceve e sistema tutto.
Ritorno al Cup dallo stesso impiegato (almeno senza fare di nuovo la fila), che non riesce ancora ad emettere il rimborso perché il sistema non vedeva la modifica effettuata poco prima dalla signora del reparto analisi e mi chiede di aspettare un po’. Dopo un’altra mezz’ora di attesa finalmente riesco ad ottenere il mio rimborso.
E’ normale tutto questo? Davvero si può vivere cosi? Davvero ci meritiamo tutto questo?
E poi offrono soldi ai medici per farli tornare a lavorare in Calabria.
Il problema non sono i soldi, manca organizzazione, strutture adeguate, programmazione, visione d’insieme e molto molto buon senso.»
Giuseppe Lombardo
“Un cittadino illuso ma ormai rassegnato”











