Riceviamo lo sfogo di alcune mamme dei ragazzi di un istituto scolastico bruzio:

”Lettera aperta delle madri: Il “lavoro di m**” che paga lo stipendio di chi ci insulta…
Buongiorno, vi scriviamo, con il cuore colmo di amarezza, per rendere pubblico un fatto alquanto increscioso avvenuto ieri in una scuola di Cosenza. Ieri la scuola ha smesso di essere un luogo di educazione per trasformarsi in un teatro di umiliazione.
A seguito di alcune marachelle tra ragazzi, il nostro Dirigente Scolastico ha rivolto loro parole che un educatore non dovrebbe nemmeno pensare: li ha marchiati come futuri “delinquenti” e “rapinatori”.
Non contento, ha sferrato un attacco diretto a noi genitori, urlando ai nostri figli che, se non studiano, faranno lo stesso “lavoro di m**”** dei loro padri e delle loro madri.
Siamo noi, quelli del “lavoro di m****”, a fare sacrifici quotidiani per non far mancare nulla ai nostri figli. Siamo noi, con le nostre tasse e il nostro onesto lavoro, a pagare lo stipendio di chi oggi si permette di calpestarci. Una studentessa è dovuta scappare dalla classe in lacrime, incapace di reggere tanta violenza verbale.
Questo classismo non è nuovo: già in passato il Preside ha definito il nostro istituto come la scuola dei “poveri che non hanno nulla”, paragonandolo sprezzantemente ad altre scuole della nostra città.
Ma la vera povertà non è quella economica; è la povertà d’animo di chi dovrebbe includere e invece discrimina, di chi dovrebbe spronare i giovani e invece li condanna preventivamente a un futuro criminale.
Chiediamo rispetto per le nostre famiglie e per i nostri figli, che meritano modelli educativi ben diversi da chi usa il disprezzo sociale come metodo d’insegnamento!
Aggiungo che è giusto che i ragazzi vengano sgridati. Ma i termini usati sono alquanto sbagliati.
Cordiali saluti,
Alcune mamme dell’Istituto Scolastico.”
(Prima che ci venga chiesto, specifichiamo fin da subito che su Cosenza 2.0 non possiamo rendere nessuna persona (o attività) riconoscibile, quando questa viene criticata per una qualche ragione. Quindi non troverete riferimenti alla scuola o al personale chiamato in causa, per legge.)












