Lettera di una cosentina in quarantena a Milano: “Chiusi in casa da 4 settimane”

Riceviamo le parole della nostra lettrice Erika:

 

 

“Siamo tutti spaventati. Noi, al nord, in una Milano vuota, e voi, al sud, in una Cosenza difficile.

Ed è questa paura a farla da padrona, in queste ore, ma si sà, la paura è cattiva consigliera e ci fa fare cose stupide o credere anche all’impossibile.

Vivo a Milano, sto in quarantena (prima volontaria, poi imposta) da 4 settimane, lunedì 23 inizierò la quinta settimana consecutiva… come me tanti altri, qui in città, stanno in casa e sperano che finisca presto.

Stamattina vedevo un post su Facebook, uno dei tanti in cui una foto ritraeva Milano come una città piena di vita: “IL NAVIGLIO DI MILANO – OGGI” recitava l’articolo.

Nulla di più falso, Milano oggi è quella che vi mostra il TG, quella vuota, città fantasma come tutte le altre città italiane. La gravità di queste notizie fake è solo una: creano ancora più paura (se non stanno a casa prolungheranno la quarantena), mista a risentimento (perchè io devo stare a casa e loro escono e fanno la bella vita?) e sopratutto odio (questi stron*i del nord fanno i “spadaccini”).

Ci tenevo a precisare che oggi, l’Italia, più che mai è unita. Non esiste il concetto di NORD e SUD in questo momento. Stiamo facendo tutti fronte comune per un emergenza sanitaria che sta colpendo tutta la penisola….

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E a coloro che dicono che sono quelli che dal nord si sono spostati a sud ad avervi portato l’epidemia dico sì, è vero. C’è chi si è spaventato e ha fatto le valige: il signore in vacanza che avrebbe dovuto pagare una stanza d’albergo per chissà quanti altri giorni, il professionista che cerca di tenere su la sua piccola impresa e quindi capita venga a Milano per lavoro, lo studente fuori sede che senza un lavoro extra non ci campa a Milano con affitti da 500 euro per una doppia… potrei continuare…

Non sto giustificando tale comportamento. Io per prima sono rimasta dove sto perchè tra i miei familiari ci sono persone che potrebbero essere a rischio se venissero contagiate e consapevolissima delle scarse condizioni sanitarie della mia amata regione…

Prima di sparare sentenze piene di odio però, vi prego, ricordate che queste persone sono le stesse con cui a Natale, per rimpatriata, hanno partecipato alla partita di calcetto o sono uscite con voi per una passeggiata sul Corso (“ca u Viale è chiuso”) …

Siamo Cosentini, e Calabresi, persone “i core”.

Lo rimaniamo anche noi che dal nord rimpiangiamo sempre il mare e l’orizzonte limpido della Sila.

Ricordate, ora più che mai, l’Italia a ddi rimana unita… e ara casa!”

 

Erika

 

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