Lettere 2.0: “Quando qualcuno ti salva la vita, e quella di tuo figlio, il silenzio sarebbe un’ingiustizia”

Riceviamo il racconto della nostra lettrice:

Gentile Redazione,
vi scrivo per dare voce a una gratitudine che non troverà mai davvero parole all’altezza. Ma provarci è il minimo che io possa fare, perché quando qualcuno ti salva la vita, e salva la vita di tuo figlio, il silenzio sarebbe un’ingiustizia.

Desidero ringraziare pubblicamente il dott. Giancarlo Cariati, un medico che non si limita a esercitare una professione, ma incarna ciò che ogni paziente spera di incontrare: intelligenza clinica, capacità di vedere oltre il sintomo, dedizione che non guarda l’orologio, umanità vera. Una presenza che ti fa capire, anche nei momenti peggiori, che non sei sola.

Una mattina di fine novembre sono arrivata in ospedale con un dolore allo sterno che cresceva a vista d’occhio. Un male che sembrava banale, poi sempre più insidioso, fino a diventare un coltello fisso nelle spalle e nel torace. Ero spaventata, confusa, stanca.

Il dottor Cariati mi ha accolta senza una piega di esitazione: analisi, controlli, terapia. Ma soprattutto attenzione. Quella attenzione profonda che solo chi ama davvero il proprio lavoro riesce a dare. Quando il suo turno stava finendo avrebbe potuto andare via, come farebbe chiunque dopo ore e ore di servizio. Invece no. Ha ascoltato il mio corpo, ha ascoltato il mio dolore, ha ascoltato quel campanello che nella sua mente di medico suonava sempre più forte.

Ha deciso di ricoverarmi, anche contro la mia volontà. Ha insistito, e oggi posso dire che quella sua fermezza è stata, senza mezzi termini, la mia salvezza.

La notte successiva, mentre il dolore tornava violentissimo, lui era lì. Di turno, ma soprattutto presente. È bastato un suo sguardo per capire che qualcosa non andava. Mi ha parlato con chiarezza e senza perdere nemmeno un secondo: avevo una sindrome di HELLP, una delle complicanze più gravi della gravidanza. Serviva un cesareo d’urgenza. Subito.

In quell’istante, il dottor Cariati non è stato solo un medico: è stato un baluardo, un punto fermo, la voce lucida che ha fatto la scelta che io, in quel momento, non avrei mai avuto la forza di fare.

Con la sua rapidità, il suo intuito e la sua straordinaria competenza ha evitato il peggio. Ha protetto me. Ha protetto il mio bambino. Ha compiuto ciò che non dimenticherò mai, per tutta la vita.

Anche alla dott.ssa Paola Quaresima, del Consultorio Unical, va altresì Il mio sentito grazie, per la dolcezza e la dedizione dimostratami.

In una sanità ormai ferita e sconquassata, loro due rappresentano qualcosa di raro: non una speranza teorica, ma la dimostrazione concreta che esistono ancora medici che fanno la differenza, che vedono la persona prima del paziente, la vita prima della burocrazia.

Al dott. Cariati va il mio grazie più grande, più sincero, più definitivo. Un grazie che porto addosso come una cicatrice luminosa: la prova che, in mezzo al caos, qualcuno ha scelto di non mollarmi la mano.

Grazie, dottore. Per ciò che ha fatto e per ciò che significa.

Grazie a voi, Redazione, per dare spazio e voce a questa testimonianza che nasce dal cuore.”

(Lettera firmata)

Subscribe to Our Newsletter

Keep in touch with our news & offers

Enjoy Unlimited Digital Access

Read trusted, award-winning journalism. Just $2 for 6 months.
Already a subscriber?
Share the post