Lettere 2.0: “La corsa con mio figlio da Cosenza a Napoli, per una broncoscopia pediatrica che da noi non si può fare”

Riceviamo il racconto di una nostra lettrice:


“Non avrei mai voluto scrivere questa lettera, ma sono costretta a farlo perché il nostro servizio sanitario, semplicemente, NON ESISTE. Lo ribadisco: NON ESISTE.

Qualche giorno fa mio figlio, 19 mesi, ha accidentalmente ingerito delle granelle di noce. Nonostante io e mio marito avessimo tempestivamente effettuato le manovre di disostruzione, Leo aveva già ingerito e alcuni frammenti erano finiti nei polmoni.

Ha iniziato subito a tossire ed emettere un sibilo preoccupante. Ho chiamato il pediatra, che ci ha consigliato di recarci immediatamente al Pronto Soccorso di Cosenza.

Arriviamo e, dopo circa un’ora, il medico di turno visita mio figlio, prendendo però esclusivamente la saturazione. Non sono stati ascoltati i polmoni e ciò non è cambiato con la nostra ricostruzione dell’accaduto.

Passiamo così dalla saturazione a una radiografia, che ovviamente non avrebbe potuto mostrare nulla perché il frammento era troppo piccolo. Mio marito e mia madre hanno dovuto tenere fermo un bambino di 19 mesi, in piedi, mentre un medico cercava di eseguire la lastra. Io non sono potuta entrare perché in gravidanza.

Effettuata la radiografia, torniamo al PS pediatrico: ci dicono di riportarlo a casa, tenerlo sotto osservazione e che “forse è solo influenza, una tosse da raffreddore”.

Durante la notte Leo peggiora. La mattina seguente torniamo in PS: il medico parla di esami “di routine”, più invasivi, come un emogas, ma ancora una volta senza aver ascoltato il torace, e richiedendo nuove radiografie nonostante l’inutilità evidente.

A quel punto telefono personalmente al primario di Pediatria e fisso una visita. Appena guarda e ascolta Leo, senza strumenti, ci dice: “Al 90% il bambino ha aspirato la noce.”

Aggiunge che a Cosenza non esistono broncoscopisti pediatrici, né strumenti adeguati per intervenire su bambini così piccoli. Ci consiglia di correre al Santobono di Napoli, perché lì le probabilità di riuscita sarebbero state nettamente superiori.

L’unico medico che ci ha parlato chiaro e ci ha indicato una strada. Grazie al Dott. Fawzi oggi mio figlio è vivo…

Partiamo di corsa per Napoli. Non ci è stata fornita nemmeno un’ambulanza, nonostante fosse indispensabile: se mio figlio avesse avuto una crisi respiratoria durante il viaggio, non saremmo stati attrezzati.

Arriviamo al Santobono e, già dal primo contatto, ci accolgono con parole di conforto e umanità. Ci dicono apertamente che ciò che era stato fatto e detto a Cosenza era inconcepibile…

Da “codice azzurro” a Cosenza, a Napoli lo prendono subito con priorità. In meno di due ore Leo è in sala operatoria per una broncoscopia in anestesia generale, eseguita con strumenti adeguati.

La Dottoressa — di una gentilezza impeccabile — rimuove cinque granelli di noce da un polmone già infiammato. Dovremo tornare a Napoli tra poche settimane per ripetere la procedura, perché potrebbero esserci residui non visibili a causa dell’infiammazione.

Se avessi ascoltato il PS pediatrico di Cosenza, oggi forse non avrei mio figlio tra le braccia.

Ora vorrei chiedervi, cari calabresi: è più importante l’apertura di colossi commerciali, o avere un ospedale funzionante? Domanda sarcastica, ma riflettiamoci: quali sono le nostre priorità?

Parliamo di incidenti domestici comuni, che possono accadere a qualunque bambino. È normale che un bimbo di 19 mesi metta tutto in bocca. Ma a Cosenza non esiste un kit di broncoscopia pediatrico? Non esiste un broncoscopista specializzato? Non è accettabile.

Siamo capaci di organizzare scioperi per guerre lontane — ed è giusto — ma non siamo capaci di fermare tutto e pretendere i nostri diritti basilari: essere curati, salvare vite. Io le tasse le pago, come tutti.

Con profonda tristezza aggiungo questo: i miei figli non cresceranno in Calabria. E probabilmente nemmeno in Italia.

Spero che questo messaggio arrivi al caro Presidente Occhiuto e che possa davvero fare qualcosa. Non vogliamo ospedali “nuovi”: vogliamo medici e attrezzature adeguate, che vengano utilizzate correttamente. Vogliamo una sanità che funzioni.

Saluti, da una mamma!”

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