Riceviamo lo sfogo di una nostra lettrice:

 

 

 

“Mia sorella dichiarata positiva a lungo termine arriva in ospedale per partorire e da lì inizia l’incubo.

Tampone rapido negativo e fin lì tutto bene la trattano normalmente e la visitano.

Arriva l’esito del tampone molecolare positivo (come immaginavamo visto che è una positiva a lungo termine) da lì inizia il calvario, viene lasciata in una stanza dopo averle indotto il parto senza che nessuno entrasse per ore ed ore.

Viene spostata in reparto Covid in stanza con un’altra positiva (assurdo perché mia sorella è una positiva a lungo termine quindi non più infettiva) nessuno entra per ore nonostante lei chiedesse aiuto perché: «Eh mica possiamo indossare la tuta protettiva ogni volta che suona il campanello.»

Chiedeva l’epidurale, ma, le veniva detto gli anestesisti non vengono nel reparto di ginecologia.

Viene portata in sala parto, ci viene detto che ha partorito quando ancora è nel bel mezzo del parto, solo per farci smettere di chiedere ma dopo due ore l’angoscia che sia successo qualcosa sale.

Non sentivamo mia sorella da 6 ore e nessuno aveva notizie.

Chiamavi al reparto e nessuno rispondeva, o dicevano che non sapevano nulla.

Sei ore infinite in cui abbiamo temuto davvero il peggio, specialmente dopo che ci avevano detto che aveva partorito ma non era così.

Finalmente partorisce, le fanno vedere la bimba 2 secondi e la portano via e non l’ha più rivista, fino al momento che siano riusciti a farla uscire da quell’incubo di reparto, dopo ben 2 giorni dal parto.

Ma continuiamo questo incubo, a mia sorella era stato mandato un tiralatte da neonatologia, appunto per vedere di tirare il latte, sia perché così magari a mia nipote non veniva dato latte artificiale e sia per evitarle problemi al seno, ma quel tiralatte non è mai arrivato.

E quando lei chiedeva le veniva detto che non c’erano tiralatte in ospedale.

Naturalmente abbiamo provveduto a comprare e farle avere un tiralatte.

Tira il latte ma di un colore non buono allora chiede se andasse bene la risposta è stata: «Non penso sia normale, ma tanto lo devi buttare che è infetto».

Senza preoccuparsi di capire perché avesse quel colore misto sangue.

Le direttive nazionali e le linee guida prevedono che anche le mamme positive possano e devono allattare, l’importante è tenere la mascherina perché il Covid non si passa con il latte materno ma qui in Calabria non siamo nello stato italiano giusto?

L’oms afferma di quanto sia essenziale che una mamma positiva al covid possa allattare così da passare anche gli anticorpi del covid, ma no all’ospedale di Cosenza affermano che il latte è infetto.

Tra l’altro, parlando di una che viene considerata positiva a lungo termine, quindi per lo stato e per l’oms non più infettiva.

Mia sorella per due giorni dopo aver partorito non ha potuto nemmeno vedere la bimba.

Chiedeva notizie della bimba e nessuno rispondeva.

Nessuno le dava notizie della figlia appena nata.

Chi le ridà questi giorni?

Ma siamo all’ospedale di Cosenza e loro “non possono indossare la tuta protettiva ogni 5 minuti.”

Stanno calpestando ogni diritto.

Decidono che per loro è così e dobbiamo sottostare perché quando abbiamo provato a fare “rumore ” se la sono presa con mia sorella, invece di fare quello che è previsto dalle direttive nazionali.

Ma loro si giustificano dicendo “le direttive dell’ospedale sono queste”, quindi l’ospedale decide le proprie direttive senza tener conto di quelle dettate dallo Stato!

E non è tutto qui, a mia sorella il giorno dopo il parto le si toglie l’agocannula e dopo ore ed ore entrano per dirgli che non serve rimetterla, ma, quando arriva il momento di darle l’antidolorifico, le dicono che non ne hanno per via orale e di farsi portare la tachipirina da qualcuno.

In un ospedale le viene detto di farsi portare una tachipirina da fuori.

Inoltre, mia sorella ha dormito nel letto con le stesse lenzuola sporche di sangue per ben 3 giorni e naturalmente alla richiesta di cambiarle non ha mai ricevuto risposta.

Per non parlare dei pasti, la mattina portati dentro a pranzo e cena lasciati fuori la porta, quindi lei appena partorito con i punti che a stento riusciva ad andare in bagno doveva alzarsi anche per uscire a prendersi il mangiare.

Ma il culmine è stato raggiunto al momento delle dimissioni.

Sotto indicazione medica esterna ci dicono di far firmare e andarci a prendere mia sorella, bene direte e invece no, ti devono fare il tampone molecolare per dimetterti (nonostante positiva a lungo termine) se risulta positivo vieni mandata in malattie infettive (nonostante non stai male) oppure firmi e vieni mandata a casa con l’ambulanza!!!!

Però la bimba no rimane li!!!! Assurdo!!!!

Per legge a 2 ore dal parto una donna può firmare e andare via (senza l’obbligo di rimanere lì un secondo di più per tamponi o cose varie) non che ti inventi il tampone in uscita!!!!! Ma da quando????? A che serve??????

Solo a tenere mia sorella li fino alle 15 quando era dalle 9 che chiedevamo di farla firmare e farla uscire!!!!

Alla fine stremati abbiamo iniziato a farci sentire seriamente ma la soluzione è arrivata quando “qualcuno ha chiamato” ed in 10 minuti hanno fatto il tampone a mia sorella e hanno autorizzato la dimissione di mamma e figlia appena pronto l’esito.

Dopo 4 ore arriva l’esito del tampone di mia sorella negativo.

Finalmente sono libere!

Ma è assurdo e paradossale che in un ospedale accada questo.

È assurdo che per ottenere quello che spetta devi “far chiamare”.

È assurdo che le linee guida dicano una cosa e l’ospedale ne faccia altre.

È assurdo che lo Stato dica una cosa e l’ospedale di Cosenza faccia quello che vuole.

Dopo due anni di pandemia ancora siamo a questo punto?

Siamo stati 3 giorni senza dormire in attesa di notizie!!!

Perchè lottiamo???? Per mia sorella che a soli 21 anni con la sua prima figlia si è ritrovata da sola in quel tugurio che alcuni chiamano ospedale annunziata di Cosenza!!!!!! Per mia nipote che non ha potuto sentire il contatto con sua madre dal primo momento!!!!!! Siamo stanchi di questa malasanità!!!!!! Siamo stanchi!!!!!!

Questo mio urlo sarà anche un urlo al vento ma spero che chi di dovere possa fare qualcosa, perché noi faremo quello che serve per denunciare tutto l’accaduto.

Urlo per tutte le mamme che verranno.

Urlo per i loro bimbi privati di qualcosa che nessuno ridarà loro.

Il mio incubo è finito ma domani al posto di mia sorella ci potrebbe essere vostra figlia, sorella, moglie, cognata ecc!!!!! Non devo urlare solo io!!!!!

Dobbiamo essere uniti contro una sanità che non rispetta alcun diritto ed alcuna regola!!!!!! Bisogna denunciare quello che non va altrimenti nulla cambierà mai… altrimenti continueremo a vivere in una provincia dove quando stai male vai in ospedale, prima di entrare devi fare il segno della croce e pregare che ti capitino dottori infermieri ed oss per bene, altrimenti chissà come andrà a finire.

Questo è lo sfogo di una donna, di una sorella ma dovrebbe essere lo sfogo di tutte le donne e di tutti gli uomini che vivono in Calabria.”

 

 

Lettera firmata